Uber fa un passo ulteriore ed entra nel bike sharing. Inizierà proprio da San Francisco, la città degli Stati Uniti in cui l’azienda è stata fondata. Non essendo la città della California del Nord, caratterizzata da salite ripide, esattamente ideale per chi ama pedalare, i 250 mezzi a disposizione saranno bici elettriche.

Quello di Uber sarà un bike sharing free floating, ovvero privo delle stazioni di rilascio e prelievo. Prenotazioni e rilascio saranno gestiti naturalmente via app (con tecnologia offerta da Jump Bikes) e le bici saranno dotate di un sistema di blocco interno.

Il partner di Uber Jump Bikes offre anche un servizio di bike sharing con bici tradizionali e che opera in oltre 40 città degli Stati Uniti.

Quella di Jump Bikes è una sfida ardita. Gli americani fanno infatti fatica a considerare la bici come un mezzo di trasporto, nonostante la larga maggioranza sia costretta a spostarsi per lavorare (commuting) e nonostante fuori dalle grandi città il trasporto pubblico lasci a desiderare. Anche chi compie percorsi di non più di un miglio per arrivare in ufficio, preferisce farlo in macchina.

Dockless bike sharing: l’esempio della Cina

Ovviamente, a livello di comunicazione, sarà necessario convincere gli utenti che possono abbinare il commuting a un sano esercizio fisico. Ma a incoraggiare chi si sta tuffando nel bike sharing (Pronto ha lanciato il servizio a Seattle e sta pensando di sbarcare a Milano) c’è l’esempio del grande successo ottenuto in Cina, dove operano 30 aziende (la piattaforma più celebre è Mobike, operativa anche in Italiano) e sono state condivise 1.5 milioni di biciclette.

Uber prima del bike sharing

Uber è nata (come UberCab) nel 2009 da un’idea di Garett Camp e Travis Kalanick. Con un investimento di 200.000 dollari, i 2 hanno avuto unr itorno di 1.25 milioni tra il 2009 e il 2010. Si tratta di un sistema per viaggiare che, mettendo direttamente a contatto passeggueri e autisti, ha provocato una vera e propria rivoluzione negli Stati Uniti e un’ondata di ostilità da parte della categoria dei tassisti in Italia.

La vera fortuna di Uber l’ha fatta la app da scaricare sul telefonino, che permette di contattare un autista con un click, di valutarlo alla fine del servizio e di pagare il servizio tramite una carta di credito associata all’account. La app permette anche di condividere con familiari o amici il tempo necessario per raggiungere la destinazione.

Uber è oltretutto alla continua ricerca di autisti e propone, tramite il suo sito: “Diventa capo di te stesso”. Offre pagamenti settimanali e sottolinea: “Scegli liberamente quando guidare e quanto guadagnare, senza vincoli e orari.

La prima azione di diversificazione è stata per l’azienda Uber Eats, il servizio di consegna di cibo a domicilio.

Tornando al bike sharing, il capo della ricerca e delle politiche dei trasport Andrew Salzberg ha scritto sul sito ufficiale di Uber: “Siamo entusiasti del futuro che potrà avere il bike sharing nel contesto della app di Uber. Questo è il primo passo”.

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