tough mudder

Ogni tanto proviamo a proporvi sport “alternativi”. La definizione calza a pennello per il tough mudder, l’ultima moda degli sport estremi.
Si tratta di una prova di endurance basata su una corsa ad ostacoli che si articola su una distanza che va dai 5 ai 18 chilometri a seconda delle specialità.

Quando si parla di tough mudder, per prima cosa bisogna intendersi sul termine ostacoli. Quelli di questa disciplina sono ideati per incentivare il lavoro di gruppo e spesso giocano sulle comuni paure umane: quella per il fuoco o per l’acqua o per l’altezza.

Il tough mudder è così alternativo che non prevede vincitori. Il principio fondamentale è il lavoro di squadra. L’organizzazione dà valore al cameratismo e i partecipanti devono dimostrare di sapersi preoccupare più dei compagni che di sè stessi.
Nel tough mudder non ci sono rilievi cronometrici. E, mediamente, il 78% dei partecipanti completa il percorso.

Per le varie specialità, vi rimandiamo al sito ufficiale.

I primi eventi italiani di tough mudder sono in programma a Milano a settembre e a Roma ad ottobre. Ma l’obiettivo è coinvolgere altri centri. C’è interesse a Rimini, Cortina e in Sicilia, dove il progetto sarebbe organizzare una sfida sull’Etna.

La prima competizione del genere venne organizzata nel maggio del 2010 da Will Dean e Guy Lvingstone, 2 inglesi residenti a New York che si ispirarono a un programma ideato dalle Forze Speciali del Regno Unito per testare la forza fisica e mentale.. Utilizzando i social media, attirarono 4.500 partecipanti ad Allentown, Pennsylvania. Oggi si stima che al mondo ci siano 4 milioni di mudder.

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