riforma sport malagò contro giorgetti

Il Governo pensa a una riforma profonda del CONI. Il provvedimento è inserito nella Legge di Bilancio e potrebbe essere operativo entro poche settimane. Nella sostanza, il Governo pensa di lasciare al nuovo CONI la gestione della preparazione olimpica. Ma conta di finanziare le Federazioni Nazionali tramite una nuova società: Sport e Salute. Al CONI dunque verrebbe sottratto il controllo della gran parte dei fondi (attorno ai 400 milioni di euro) che ogni anno l’Esecutivo assegna allo sport.

Nei giorni scorsi, dopo l’ennesimo incontro con il Presidente del CONI Giovanni Malagò, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti aveva espresso ottimismo: “Stiamo affinando la discussione, facendo dei passi avanti, anche se forse non come vorrebbe Malagò”.
Giorgetti comunque è convinto del fatto che la riforma “segua un modello d’eccellenza, in vigore in molti Paesi, in Europa e nel mondo”.

Da parte sua, Malagò aveva tenuto un profilo basso, parlando della volontà di essere “costruttivo” e della intenzione di evitare le polemiche. Giovedì 15 novembre ha invece letteralmente incendiato le agenzie di stampa con il discorso con cui ha aperto il Consiglio Nazionale del CONI.

“Non chiamiamola riforma, questa è l’occupazione del Comitato Olimpico. Vogliono trasformarci in un tour operator” ha tuonato Malagò “Il CONI è senza dubbio il Comitato Olimpico oggi più prestigioso al mondo, con la riforma del governo diventerebbe senza dubbio l’ultimo”.
Malagò non le manda a dire: “Il Governo ha un’idea sbagliata e profondamente ingiusta, che non rispetta la grande storia del CONI. Nemmeno sotto il fascismo ci si era spinti a tanto”.

“Questa non è una riforma dello sport, non vi fate ingannare” ha detto Malagò, rivolto ai Presidenti di Federazioni, Discipline Associate ed Enti di Promozione. C’è una precisa volontà politica di trasformare il CONI”.

I Presidenti delle Federazioni sono scattati in piedi quando Malagò ha detto: “Io non rinuncio allo scudetto del CONI, al tricolore, alla nostra storia rispettabile, per una volontà politica. Tutto questo non lo posso accettare. Perché una nuova società, partecipata al 100% dallo Stato, dovrebbe dare fisicamente i contributi? Se si vuole solo staccare un assegno, non capisco. Se invece si vogliono determinare i criteri, per me è inaccettabile”.

A chi gli fa notare che la riforma era prevista dal Contratto di Governo, Malagò risponde: “Il Contratto di Governo dice assolutamente il contrario: di fare ulteriori controlli, avere una condivisione, sia sui criteri che sulle scelte di individuazione delle persone. Io ero tranquillo proprio perché c’era il Contratto….”.

E adesso? “Siamo disposti a trattare fino alla fine, continueremo a incontrarci. C’è anche un problema di tempi, tra pochi giorni dobbiamo andare a Tokyo a presentare la candidatura di Milano-Cortina. Che facciamo, buttiamo a mare anche questa?”.

A chi gli chiede se ha intenzione di mollare, Malagò replica orgoglioso: “Le mie dimissioni? Io non abbandono la nave”.

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