schwazer

Alex Schwazer torna a far parlare di sè. I campioni delle sue urine, la cui analisi aveva portato a una pesantissima (8 anni) squalifica per doping alla vigilia delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, sarebbero state manipolate.

La notizia è stata divulgata dal quotidiano di lingua Tedesca di Bolzano Neue Suedtiroler Tageszeitung. Schwazer, che dopo la condanna per doping aveva chiesto il test del DNA, si è ormai ritirato dallo sport agonistico. Dal suo punto di vista, il risultato del test non doveva servire per tornare a gareggiare: “Ma per il mio onore sì”.

Il test è stato effettuato dai Carabinieri del RIS di Parma e a settembre finirà sul tavolo del GIP del Tribunale di Bolzano. Ha riscontrato che la concentrazione del DNA di Schwazer nei campioni a suo tempo analizzati è 3 volte superiore a quella del DNA prelevato per il test. Questo lascerebbe pensare che i campioni siano stati contaminati. Qualcuno avrebbe dunque pompato nei campioni di urine grandi quantità di DNA di Schwazer.

Il giornalista Nando Sanvito, che aveva già realizzato un’inchiesta sul caso Schwazer, ha scritto sul sito Il Sussidiario che l’operazione di pompare DNA di Schwazer nel campione sarebbe giustificata dalla necessità di nascondere il DNA di qualcun altro. L’ipotesi è che le urine di Schwazer siano state contaminate con un campione dopato. Per rendere efficace un’azione del genere, è necessario centrifugare più volte il campione, congelarlo e poi riscaldarlo con i raggi UV. A quel modo, le tracce di DNA spariscono. Ma è possibile che qualcosa sia andato storto, costringendo il manipolatore ad aggiungere DNA.

Gerhard Brandstaetter, avvocato di Schwazer, ha sostanzialmente confermato la notizia: “I nostri periti di parte ci dicono che ci sono anomalie pesanti sulle urine. Siamo convinti e sicuri che manipolazioni ci siano state e speriamo che si possano provare, visto che quello che è stato fatto è stato fatto in modo scientifico”.

Alex Schwazer (nato nel 1984 a Vipiteno, Bolzano), medaglia d’oro nei 50 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Pechino, era stato sospeso per doping alla vigilia dei Giochi di Londra. Squalificato per 4 anni, aveva ammesso la colpevolezza. Al rientro, si era laureato Campione del Mondo nella 50 chilometri prima della seconda squalifica per doping.
Il caso del marciatore azzurro è stato ricostruito in un instant movie firmato da Attilio Bolzoni e Massimo Cappello.

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