A sinistra Megan Rapinoe

Il Mondiale di calcio femminile si è chiuso con la vittoria degli Stati Uniti. Come molti prevedevano e come alcuni (negli USA) non speravano. Primo fra tutti il Presidente Donald Trump in persona. In un intervento pubblico Trump aveva definito la stella della nazionale USA Megan Rapinoe “a nasty woman”. Che io tradurrei con un “donna cattiva”, facendo giustizia al modo di esprimersi da teenager di Trump.

Il termine “nasty” The Donald lo ha riservato a diverse altre persone, a cominciare da Hillary Clinton, sua avversaria alle elezioni. Ma il conflitto con Rapinoe è molto particolare. Megan guida la rivendicazione della calciatrici americane nei confronti della Federazione. A Rapinoe e compagne non sta bene che la nazionale maschile, arrivata ai sedicesimi nel 2014, abbia ricevuto premi per oltre 5 milioni di dollari mentre alle Campionesse del Mondo 2015 siano andati solo 1.7 milioni.

Poi c’è di più. Quando le è stato chiesto se si aspettava un invito alla Casa Bianca, Rapinoe ha risposto in modo onestamente oltraggioso. Passi per il “non mi interessa” e il “non credo che ci inviteranno”, ma definire la residenza presidenziale “fucking white house” ha creato un bel polverone.

Da qui è nato il “nasty” di Trump. Che però ha creato un polverone anche maggiore. In difesa di Rapinoe è intervenuta Sue Bird, la sua compagna nella vita. Bird è considerata una delle più grandi giocatrici di basket di tutti i tempi e ha contribuito a ben 4 ori Olimpici e 4 titoli Mondiali. Ha reagito agli attacchi contro Megan scrivendo sui social: “Mi volete dire che l’uomo che è Presidente degli USA davvero ce l’ha con la mia ragazza?”.

Rapinoe (a sinistra) con la compagna Sue Bird
Da sinistra: Megan Rapinoe e Sue Bird

La storia del calcio femminile d’altra parte è iniziata con un atto che, per i tempi, era sicuramente oltraggioso. Il 6 aprile 1917 le operaie della Doyle & Walker Munizioni di Sheffield (Inghilterra) formarono la prima squadra di calcio. Alla loro guida c’era Rosalyn Taylor, che aveva preso l’abitudine di rubare il pallone ai suoi 7 fratelli, che non credevano fosse in grado di giocare con loro.

A questa vicenda, a metà tra storia e leggenda, il giornalista Stefano Massini ha dedicato il libro Ladies Football Club.

Tornando al Mondiale appena concluso, gli Stati Uniti hanno vinto 7 partite su 7, l’ultima (la finale, 2-0) contro l’Olanda Campione d’Europa, che il 29 giugno aveva eliminato l’Italia di Milena Bartolini nei quarti di finale.
Benché la stampa l’abbia definita “arrogante”, è difficile contestare l’affermazione del difensore Ali Krieger: “Abbiamo la miglior squadra del mondo. E in panchina la seconda squadra del mondo”.

Nel corso del Mondiale gli USA hanno segnato 26 gol e ne hanno subiti 3, senza mai essere in svantaggio. Questo è il loro quarto titolo mondiale, il secondo di fila.

Per la cronaca, Rapinoe è stata il giocatore del match della finale, la miglior giocatrice del torneo e ha condiviso con la compagna di squadra Alex Morgan il titolo di capocannoniere con 6 gol.

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