Najla Imad Latifa ha 14 anni e vive a Baquba in Iraq. La sua gamba destra è stata amputata fino alla coscia, la sua gamba sinistra al ginocchio e il suo braccio destro non va oltre il bicipite. Eppure Latifa è una fortissima giocatrice di tennis da tavolo.

“Alle elementari ho cominciato a capire che non ero come gli altri bambini” ha raccontato Latifa al New York Times.

Il quotidiano della Grande Mela ha mandato Alissa Johannsen Rubin, che è capo della redazione di Bagdad, a intervistarla presso la casa di famiglia.

Scrive la giornalista: “La via non è asfaltata e le case non hanno acqua corrente. Anche la fornitura di elettricità va a singhiozzo”.

La vera sfortuna di Latifa è stata essere figlia di un dipendente di una Base Militare Americana.
Era l’aprile del 2008 quando la bimba ha aperto la portiera dell’auto del padre e ha innescato un congegno esplosivo che era stato attaccato all’auto con un magnete.

“Ricordo che ho sentito come un colpo e che mi sentivo il fuoco in corpo” è quel che torna in mente a Latifa. Che al New York Times dice di aver visto il suo braccio volare via: “Non sentivo più le gambe”.

Dall’invasione Americana del 2003 l’Iraq ha visto tragicamente aumentare il numero dei suoi atleti paralimpici del 70%. Si tratta in larga misura di civili feriti irreparabilmente in quella che è una vera e propria guerra civile.

“Quando ho capito di aver perso le gambe, non facevo che piangere” ha raccontato Latifa, che all’epoca passò 3 mesi in ospedale “Ero arrabbiata, non avevo più niente”.

Poi è successo che 5 anni fa ha scoperto la racchetta da ping pong. All’inizio è stato frustrante: era nata destrorsa e doveva imparare a colpire la pallina con la mano sinistra.

L’aiuto decisivo le è arrivato da Hossam Hussein al Bayat, uno dei tecnici della Federazione paralimpica di tennis tavolo.
Latifa aveva potenziale e infatti ad appena 12 anni si è meritata la convocazione nella nazionale paralimpica.

“Considero quello che ha fatto Najla un miracolo e penso che questo esempio di costanza offra una lezione a tutti gli abitanti dell’Iraq” ha detto Hameed.

Il vero miracolo, accadrebbe ovviamente se Najla potesse tornare a camminare. Purtroppo, le protesi disponibili in Iraq sono di qualità troppo bassa. E quelle di ultima tecnologia hanno un prezzo proibitibo: 15.000 dollari l’una.

In attesa di un miracolo, Najla Imad Latifa continua ad allenarsi 3 ore al giorno.

La foto di copertina è di Ivor Prickett, New York Times

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