Giovanni Malagò

Ultimamente è bene stare attenti a quel che si dice pubblicamente. Se ne è accorto il Presidente del CONI Giovanni Malagò che, dopo una intervista al programma di Radio 24 intitolato 24 Mattino, si è ritrovato alla berlina sui social media. Alcuni leoni da tastiera invocavano per il Presidente del CONI addirittura un DASPO.

La frase di Malagò che ha suscitato tanta attenzione è questa: “…è sbagliato quello che fa buuu a un giocatore di colore, ma è ancora più sbagliato che uno che guadagna 3 milioni di euro si lasci cadere in area e magari è contento di prendere il rigore, o magari che l’arbitro non va a vedere il Var che non c’era…”.

L’AUDIO dell’intervento di Malagò è sul sito di Radio 24

Riportando solo una frase di Malagò si commette uno dei classici errori da matita blu del cronista, ovvero si isola la frase dal contesto. Il Presidente del CONI non stava parlando in effetti del fenomeno razzismo in quanto tale. Stava cercando di dare supporto alla sua tesi che “ognuna delle componenti del calcio deve fare un salto di livello”.

L’uscita di Giovanni Malagò non è stata felicissima. Il Presidente del CONI ha ceduto alla sua natura torrenziale e ha trasformato un’intervista radiofonica in una lectio magistralis. Ma noi vogliamo provare ad andare alla sostanza. Perché Malagò ha ragione. La soluzione dei problemi del calcio spetta a ciascuna delle componenti del calcio. E la soluzione dei problemi inizia con comportamenti adeguati.

Quello che invece succede nel mondo del calcio è che tutte le componenti usano la strada più semplice per ottenere un immediato consenso: solleticare il lato peggiore del tifoso.

Non a caso, le critiche principali che sono arrivate a Malagò per le sue parole partono dal presupposto che siamo pur sempre di fronte a un uomo di parte, un tifoso della Roma.

Per la cronaca, tornando sull’argomento Giovanni Malagò ha tenuto a precisare che ti tifosi che fanno ululati e buuuu razzisti “fanno una danno enorme al calcio”. E lo stesso si può dire del calciatore che simula. Ma che la sua opinione non intendeva invadere il campo della lotta al razzismo negli stadi, che resta in capo alla Federazione calcio.

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