kaepernick

Nike ha deciso di utilizzare Colin Kaepernick come testimonial per rivitalizzare il celebre slogan Just Do It. Diversi consumatori hanno invitato a boicottare i prodotti Nike, qualcuno ha addirittura postato video su Youtube per mostrare che dava fuoco alle scarpe della multinazionale. Sui mercati le azioni Nike hanno perso il 3.2 per cento in un solo giorno. E l’azienda si è pure presa gli strali del Presidente Trump.

Andiamo con ordine. Kaepernick, classe 1987, è un quarterback di football americano. Proveniente dall’Università del Nevada-Reno, dove si è anche laureato in Business Management, viene scelto al draft dai San Francisco 49ers. Dopo aver giocato 2 grandi stagioni (2013, 2014), nel 2016 è nel suo ultimo anno di contratto. Inizia a seguire l’Inno Nazionale in ginocchio. La famosa protesta, nata per attirare l’attenzione sugli atti di violenza della polizia nei confronti degli afro americani, viene imitata da centinaia di giocatori. Ma viene bollata come “anti patriottica” dall’Amministrazione Trump e dai Repubblicani in genere.

Dopo la stagione Kaepernick non trova un contratto. Va dritto in Tribunale, e fa causa alla NFL per discriminazione. Il caso arriverà ad un Giudice: la NFL ha chiesto un Arbitrato sulla legittimità della causa e il Collegio ha deciso per la legittimità.
Un sondaggio dice che oltre l‘80% dei tifosi NFL appoggia la protesta dell’ex quarterback di San Francisco. E in effetti, la nuova campagna Just Do It ha ottenuto grande visibilità. Quanto sia positiva, non è però chiaro.

Può esserci il dubbio che Nike non abbia fatto bene i conti sul fatto che la NFL è un marchio estremamente polarizzato negli USA. In poche parole, la stragrande maggioranza dei tifosi di football sono elettori Democratici. Un altro sondaggio ricorda che, se è vero che la maggioranza dei tifosi NFL appoggia il caso Kaepernick, è altrettanto vero che la maggioranza dei tifosi che votano Repubblicano è contro la protesta, senza riserve.

Intervistato dal Financial Times, l’esperto di pubbliche relazioni Chris Allieri ha detto: “Nike sapeva quel che stava facendo. Ma naturalmente, intendeva fare la cosa giusta”.

Il danno d’immagine, nel breve termine, c’è stato. Lo conferma un sondaggio di Morning Consult: l’unico tema meno popolare della protesta di Kaepernick è la stretta sugli aborti legali.
Nel lungo termine però Nike auspica di trarne vantaggi. E gli esperti sono d’accordo: ormai i consumatori si aspettano che le grandi aziende prendano posizione sui grandi temi.

Dopo gli strali, anche Donald Trump concede a Nike L’Onore delle Armi. Odia la protesta durante l’Inno nelle partite NFL, e lo conferma, ma difende il diritto di Nike di appoggiarla: “In questo Paese facciamo così: c’è la libertà di prendere determinate posizioni. Io personalmente, sto da un’altra parte”.

Intanto Nike non è sola. Levi Strauss ha deciso di prendere pubblicamente posizione contro l’uso delle armi.
Dice l’Amministratore Delegato Chip Bergh: “Quando si prende una posizione su un tema così delicato, si mette in preventivo che per qualcuno si diventa poco popolari. Ma non prendere posizione non può essere una scelta”.

Iscriviti alla newsletter

Riceverai gli aggiornamenti sugli eventi della tua zona!
ISCRIVITI!
Potrai cancellarti in qualsiasi momento.