Risarcimento milionario per Bobby Jenks

Robert Scott Jenks, classe 1981 di Mission Hills in California econosciuto dagli amici come Bobby, ha sempre voluto giocare a baseball. Ma i brutti voti a scuola gli avevano impedito di giocare nella squadra della sua High School. I voti però non servivano per trovare posto nei campionati organizzati dall’American Legion, un’associazione fondata nel 1925 dai veterani della prima guerra mondiale.

Sui campi della American Legion lo hanno notato gli scout degli Anaheim Angels (oggi Los Angeles Angels). Quando a un provino un lancio di Bobby Jenks ha illuminato la pistola radar toccando la velocità di 100 miglia, circa 160 chilometri orari, sia lui che gli Angels si sono convinti che era il caso di firmare un contratto.

Bobby intascò un bonus di 165.000 dollari. Ma agli Angels non sfondò. Dopo la stagione 2004 gli Angels lo cedettero ai White Sox di Chicago, che pagarono una compensazione di appena 20.000 dollari.
A Chicago però capirono tutto di Jenks. Che non aveva la volontà per allenarsi sulla resistenza come deve fare un lanciatore partente, ma sparava comunque cannonate. E perché non utilizzarlo solo per una ripresa a partita?

Come rilievo Jenks impressionò al livello di Doppio A (la terza serie) e conquistò la prima squadra nel giro di 2 mesi. Nelle 2 stagioni successivi il suo rendimento ne fece uno dei closer (il lanciatore chiamato nell’ultima ripresa a difendere il vantaggio) più ammirati. E con il rendimento cresceva lo stipendio: 340.000 dollari nel 2006, 400.000 nel 2007, 550.000 nel 2008 e poi la richiesta di arbitrato e il balzo a 5.6 milioni nel 2009 e addirittura a 7.5 nel 2010.
Svincolatosi dai White Sox, Jenks firmò un contratto da 12 milioni e 2 anni per gli ambiziosi Boston Red Sox.

Un giorno di giugno del 2011, mentre affrontava un battitore degli Yankees di New York, Jenks sentì una fitta alla schiena. Chiese la sostituzione e si sottopose alle cure del fisioterapista. Visto che non migliorava, ad agosto si fece visitare dal dottor Kirkham Wood, un luminare del Massachussets General Hospital (MGH).
La soluzione, sosteneva Wood, era rimuovere alcuni frammenti ossei dalla zona della colonna vertebrale.

“Dopo l’operazione non ho più potuto prendere in mano la palla da baseball” ha raccontato Jenks “Stavo vivendo il mio sogno e me lo hanno portato via”.
L’intervento, durato nel complesso 3 ore, ha infatti avuto come conseguenza collaterale una rottura del sacco durale, che avvolge il midollo spinale.

Bobby Jenks ha intentato causa al dottor Wood.  I suo legali hanno puntato sul fatto che Wood sovrintendeva ad altri interventi mentre operava Jenks.
Stando al Boston Globe, Jenks è il terzo paziente che fa causa a Wood negli ultimi anni.

Il caso non arriverà mai in tribunale. Wood e MGH hanno riconosciuto all’ex lanciatore un risarcimento di 5.1 milioni di dollari.
Un portavoce dell’ospedale ha detto che il risarcimento è di molto inferiore alle richieste di Jenks e che l’accordo “è stato la soluzione più prudente per tutte le parti coinvolte”.

“Quella delle operazioni concomitanti è un’abitudine terribile” ha detto in Tribunale l’anestesista Lisa Wollman.
Jenks, che si è dovuto rivolgere a un altro chirurgo per riparare il danno al sacco durale, ha aggiunto: “Voglio che del mio caso si parli ovunque. La pratica che hanno usato con me in quell’ospedale non è sicura. Non deve più accadere che un chirurgo abbia in corso più interventi contemporaneamente”.

Risarcimento milionario per Bobby Jenks
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