Si dice che incontrare uno squalo sia l’esperienza più elettrizzante per un subacqueo. Grazie al centro Diving di Stuart Cove nell’isola di New Providence alle Bahamas, l’esperienza è alla portata di qualsiasi subacqueo si possa permettere di volare verso queste isole caraibiche.
Alle Bahamas le immersioni con gli squali sono business da 30 anni. Non a caso, il Governo valuta che uno squalo vivo valga 200.000 dollari americani proprio per la capacità che ha di attirare turisti.

La giornata con gli squali si può prenotare da Stuart Cove (soprannominato negli Stati Uniti The Shark Wrangler, tipo “il mandriano di squali”) on line attraverso il suo sito. Nel gennaio del 2017 la doppia immersione costavo poco meno di 200 dollari statunitensi, ai quali si deve aggiungere qualche altra decina di dollari in base all’attrezzatura che si intende noleggiare.
Un pulmino di Stuart Cove passerà a raccogliervi presso il vostro hotel e vi riporterà a destinazione. Il centro diving è dotato di qualsiasi cosa possa servire al turista: dal cibo, al materiale per immergersi ai souvenir (che non sempre servono, ma certamente attirano).

La barca Phocena, perfettamente attrezzata per i subacquei e con una risalita dall’acqua molto agevole anche con l’attrezzatura addosso, si dirige inizialmente verso un relitto detto Bahama Mama. Era una nave usata per le feste e che è stata affondata nel 1995. Il relitto è adagiato tra i 15 e i 30 metri di profondità. Per far durare l’immersione, ovviamente, conviene evitare di rimanere troppo tempo a 30 metri, dove si trovano diversi squali nutrice appoggiati sul fondo. Attorno al relitto nuotano squali grigi di barriera (carcharinus perezi, come aspetto il classico pescecane) di tutte le taglie. Non a caso, il Capitano del Phocena Harris aveva detto: “Se non vedete 10 squali in questa immersione, vi ridò i soldi di tasca mia”.

Il clou è però rappresentato dall’immersione a The Arena. A una ventina di metri di profondità si trova un anfiteatro naturale, circondato da piccole rocce. A ogni subacqueo viene assegnata una roccia, che diventa la sua postazione (si può mettere a cavalcioni o semplicemente aggrapparsi con le mani). In mezzo all’arena si piazza lo shark feeder, che a un certo punto aprirà un contenitore ripieno di pesce con cui nutrire gli squali. Da quel momento, si vive un’esperienza davvero elettrizzante. Gli squali (perezi e nutrice) sembrano moltiplicarsi. Gli squali entrano nell’Arena, conquistano il loro pezzo di esca ed escono. Il tutto compiendo un movimento circolare che li porta vicinissimi ai subacquei, a volte addirittura ad urtarli. Alcuni esemplari superano abbondantemente i 2 metri di lunghezza.
Davanti agli occhi di chi si immerge nell’Arena resterà per sempre fissata l’immagine di cosa si intende, quando si parla di frenesia alimentare del grande predatore.

Si torna in barca pieni di ricordi da custodire per tutta la vita e dopo aver capito perchè, prima di immergersi, è necessario firmare una liberatoria di un paio di pagine all’insegna di “qualsiasi cosa vi capiti, non siamo noi i responsabili”.
Per la cronaca, non si ricorda un incidente tra squalo e uomo nelle immersioni organizzate da Stuart Cove.

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