hurley palla e mazza

Molte volte ci siamo lasciati andare a espressioni retoriche su uno sport che “rappresenta la cultura e la tradizione di un popolo”. Da oggi, queste espressioni suoneranno meno retoriche. Lo hurling irlandese, e la sua versione femminile o camogie, fanno parte del Patrimonio Culturale Immateriale (Intangible Cultural Heritage) dell’UNESCO (United Nations Educational Scientific and Cultural Organization).

L’UNESCO descrive hurling e camogie come “giochi che risalgono a 2.000 anni fa e che fanno parte della mitologia dell’Irlanda, in particolare della saga di  Cú Chulainn“.

Si gioca su un campo lungo dai 130 ai 150 metri e largo dagli 80 ai 90. Sullo stesso campo si gioca il calcio gaelico.
Alle 2 estremità si sono porte a forma di H, con una rete nella parte inferiore.
Le squadre sono composte da 15 giocatori (un portiere, che ha la maglia di colore diverso, 2 corner back, un full back, 3 half back, 2 centrocampisti, 3 mezze ali e 3 punte) più 3 riserve.

Lo scopo del gioco è naturalmente segnare più punti (tramite gol) degli avversari. La palla (sliotar, ha un diametro di 65 millimetri) viene lanciata tramite una mazza (hurley; quella del portiere ha un manico di dimensione doppia).
Visto che i contatti fisici non sono da escludere, i giocatori scendono in campo con un casco protettivo di plastica che è comprensivo di maschera.
L’hurley è considerato il gioco su erba più veloce al mondo.

Guardate il meglio dell’hurling

I custodi della tradizione dell’hurling e del camogie sono la Gaelic Athletic Association (GAA) e la Camogie Association.

Il Primo Ministro della Repubblica d’Irlanda Leo Varadkar ha espresso soddisfazione alla luce del fatto che ora l’hurling fa parte della stessa lista in cui si trova la musica reggae.

Per la cronaca, del Patrimonio Culturale Immateriale fanno parte tradizioni tra le più svariate: lo spettacolo delle ombre cinesi (oggi praticato prevalentemente a Damasco, Siria), la cultura della birra in Belgio, lo yoga in India, la raccolta della camomilla di montagna in Bosnia Herzegovina e la manifattura dei campanacci nella regione portoghese dell’Alentejo.

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