Quando Hakan Sukur arrivò nel calcio italiano nell’estate del 1995 aveva 24 anni e aveva segnato 54 gol in 90 partite per il Galatasaray di Istanbul. Era ritenuto un astro nascente del calcio europeo. Costò 5 miliardi di lire, ma al Torino giocò appena 5 partite (un gol). Musulmano osservante, Hakan trovò non pochi problemi a integrarsi e al mercato di riparazione era di nuovo al Galatasaray, pronto per iniziare una nuova avventura da 156 partite (119 gol).

Nell’estate del 2000 Sukur, ora un uomo più maturo, ritentò l’esperienza italiana. Giocò 24 partite (5 gol) nell’Inter e a fine anno si trasferì al Parma. Non brillò (15 presenze e 3 reti), ma contribuì a vincere la Coppa Italia. E il Parma trovò per lui non pochi acquirenti dopo che con la Turchia vinse la finale per il terzo posto del Mondiale 2002 (3-2 contro la Corea; segnò, dopo 11 secondi della finalina, il suo unico gol nel Mondiale; a oggi, è il gol più veloce della fase finale della Coppa del Mondo FIFA).

Il Parma lo cedette al Blackburn (Premier League inglese), dove brillò ancora meno (9 presenze e un gol. Dalla stagione 2003 Hakan Sukur tornò al Galatasaray, dove concluse nel 2008 la carriera. In 146 partite mise a segno altri 55 gol.

Hakan Sukur è la stella per antonomasia del calcio turco. Parliamo del miglior marcatore della storia della Nazionale (51 gol in 112 presenze e del campionato (249 reti).
A 45 anni Hakan gioca ancora in un campionato amatoriale della Califonia. Dal 2015 vive a Palo Alto, dove gestisce Tuts Bakery and Cafe.
“Da uno con la mia carriera ti aspetteresti che viva da signore” ha raccontato al New York Times “Invece vendo caffè”.

Sukur accusato di essere terrorista

Eletto in Parlamento (2011) con il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (islamista conservatore; ha come leader l’attuale Premier Erdogan), prese le parti di Fethullah Gulen nella diatriba con Erdogan dopo che il leader era stato sfiorato da una inchiesta per corruzione. Dopo le dimissioni dal partito (2013), Hakan trovò sempre più difficoltà ad esercitare la sua attività di imprenditore. Iniziò a considerare l’idea di trasferirsi negli Stati Uniti nel 2015. Dopo un primo viaggio per mettere le basi, a dicembre decisi di andare a vivere definitivamente in California con la moglie e i figli.

Dopo essersi sentito offeso per alcuni posto di Sukur su Twitter, nell’aprile del 2016 Erdogan accusò formalmente l’ex centravanti della Nazionale di far parte di un gruppo terroristico armato. Hakan si ritrovò poi accostato agli organizzatori del (presunto) golpe di luglio. Su di lui pende tuttora un mandato di cattura.
Nel frattempo, era stato arrestato il padre di Sukur (che ora è libero ma, a 77 anni, lotta contro il cancro) e i beni dell’ex calciatore erano stati confiscati.

“Potrei tornare e forse diventare Ministro, se dicessi quello che vogliono farmi dire” ha confessato Hakan al New York Times “Certo, il mio Paese mi manca. Non escludo di tornare, ma al momento la mia vita è in California”.

A Palo Alto lo riconoscono solo i calciatori del tempo libero che lo vedono segnare gol a ripetizione e gli immigrati turchi. Ha raccontato Sukur al New York Times che un cliente abituale, dopo aver notato che alcune ragazze si erano fatte fotografare con lui, lo ha recentemente apostrofato così: “Mah, non è che tu sia poi così bello….”.

 

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