John Gotti III in allenamento

“Il mio nome è il mio nome e me lo tengo stretto”.
Quando ti chiami John Gotti, si tratta di una dichiarazione coraggiosa.
“Avere questo cognome può essere un’arma a doppio taglio. Ma se fai qualcosa di positivo nella vita, è una benedizione”.

Il John Gotti di cui stiamo parlando (John Gotti III per essere precisi) compirà 28 anni tra pochi giorni ed è considerato un astro nascente delle Arti Marziali Miste (MMA).

Si chiama come suo padre John Angelo, detto Junior, classe 1964, . E come il ben più celebre nonno John Joseph (19402002), il boss mafioso a cui sarebbe ispirato il personaggio di Tony Soprano nell’omonima serie televisiva.

I Gotti hanno guidato per generazioni la temuta famiglia Gambino. Junior, per la verità, non ha ottenuto la stessa fama criminale di John Joseph. Anzi, la famiglia Genovese lo ha pubblicamente bollato di essere uno snitch, uno spione. John Angelo ha anche scritto un libro, pubblicato nel 2015, dal titolo significativo: The Shadow of my Father (l’ombra di mio padre).

“Io faccio una vita diversa” ha dichiarato al Boston Globe John III “Non mi occupo di quella roba”.

Che sia un duro, Gotti lo dimostra con un tatuaggio: “Quelli che fanno la differenza sono quelli che sanno soffrire di più”. La citazione è attribuita a Terence MacSwiney, un eroe della guerra d’indipendenza irlandese del 1920.

Un altro tatuaggio riporta un’inquietante dichiarazione del nonno: “In battaglia io alzo bandiera nera. O mi uccidi tu o ti uccido io”.

“Se ho l’istinto del killer?” ha commentato Gotti “Certo che sì. Ma sull’ottagono. Nella vita di tutti i giorni non farei male neanche a una mosca”.

Secondo il promoter Jimmy Burchfield, talenti come John III saltano fuori nelle MMA una volta ogni 10 anni.

Il padre John Angelo in qualche modo lo ha introdotto a questo sport guardando con lui i combattimento in televisione durante la sua libertà vigilata.
Descrive il figlio così: “Ha un cognome che pesa, ma lui va avanti. Lo fa con il cuore. Parla poco, non esce, non beve, non ha una fidanzata. Si dedica alla carriera con tutto sè stesso”.

Un altro grosso sacrificio che John III fa è la dieta. Era arrivato a pesare oltre 100 chili, colpa del cibo italiano con il quale è stato cresciuto.
Oggi pasta e dolci sono un ricordo: “Pollo alla griglia, verdura, a volte una patata”.
L’unica eccezione: dopo la pesata che precede l’incontro, si concede una polpetta che gli arriva da un ristorante italiano di Long Island.

La foto di copertina è tratta dal Boston Globe

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