Valentina Petrillo

Fabrizio Petrillo è nato il 2 ottobre del 1973. Stando alla sua pagina ufficiale sul sito della Federazione di Atletica, gareggia nei 100 e nei 200 metri tra i senior fino a 45 anni.

Fabrizio si è innamorato dei 200 metri piani vedendo Pietro Mennea stabilire il record del mondo nel 1980. Aveva 7 anni e già allora non si sentiva a suo agio in un corpo da bambino.

Il peggio Petrillo lo passerà durante la pubertà, quando sentirà la sua femminilità soffocata. Scoperta una degenerazione maculare ereditaria, deciderà di cambiare vita. Dalla natia Napoli, Fabrizio si trasferisce a Bologna quando ha 20 anni.

Inizia a gareggiare tra gli ipovedenti. Come atleta paralimpico conquista 11 titoli italiani. Potrebbe partecipare alle selezioni per le Paralimpiadi, ma dice di non sentirsi a suo agio in un corpo di uomo.

Fabrizio Petrillo si sposa nel 2016, ma decide che la sua vita deve comunque cambiare. Sostenuto dalla moglie, dalla quale poi dovrà per legge divorziare, nel 2019 inizia la terapia ormonale, ma decide di non cambiare sesso.

Oggi Petrillo si chiama Valentina, la prima atleta transgender italiana. Ha deciso come detto di non sottoporsi all’operazione per cambiare sesso, ma intende gareggiare con le donne. E come atleta ipovedente, conta di ottenere i limiti per partecipare alle Paralimpiadi di Tokyo.

“Il parametro dell’eleggibilità per gli atleti trans he to she è fissato in 12 mesi consecutivi con una concentrazione di testosterone sotto 5 nanomoli per litro” spiega Petrillo a Repubblica.

La sua preoccupazione ora è per il cronometro. La terapia ormonale lo ha fatto aumentare di peso e non è più veloce come prima. Il suo tempo sui 200 metri non sarebbe sufficiente per partecipare ai Giochi.

“Mi devo migliorare di 2 centesimi” dice Valentina Petrillo. E nel suo tentativo ha il sostegno di tutti noi.

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