Se c’è una cosa su cui tutti vanno d’accordo, è che il calcio italiano vada riformato. Si sa meno di come riformarlo. La speranza è che Gabriele Gravina sia la persona giusta per farlo.

Le varie compomenti che eleggono il Presidente della Federazione Calcio (FIGC) gli hanno tributato un consenso plebiscitario: 92.7%. Il commento più gettonato: “Un’elezione all’insegna dell’unità”.

Soddisfatto è parso anche il Presidente del CONI Giovanni Malagò: “Il calcio, come tutti gli sport, non deve focalizzarsi sull’interesse di una componente, ma avere una visione di più ampio respiro”.

Malagò aveva avviato il Commissariamento del calcio poco meno di un anno fa. Secondo alcuni, tra i quali noi, Malagò forzò parecchio le dimissioni dell’allora Presidente Carlo Tavecchio. Dopo l’elezione di Gravina, il Presidente del CONI ha dichiarato che “il Commissariamento è stato un atto dovuto, un fatto tecnico” e a precisa domanda su cosa aveva portato a creare i presupposti, ha risposto: “Non entro nei dettagli”.

Qualche dubbio sull’efficacia del periodo di Commissariamento oggettivamente permane. Delle riforme, di cui pare ci sia urgentissimo bisogno, non resta ombra. Resta piuttosto l’eredità di qualche ricorso alla Giustizia Ordinaria. Portare lo sport nei Tribunali Civili non è un buon segno. Lo hanno fatto notare alla FIGC anche gli organismi internazionali, FIFA (Federazione Mondiale) e UEFA (Federazione Europea).

A focalizzarci su quali riforme servano, ci aiuta l’ormai ex Commissario Roberto Fabbricini, che parla di “priorità” proprio a quella della Giustizia Sportiva e accenna alla riforma dei campionati. Sono entrambe nel programma di Gravina.
Sul suo periodo da Commissario, Fabbricini parla di “un periodo difficile, 9 mesi duri…quasi una gravidanza”.
Al suo operato dà una “sufficienza striminzita”. Anche se precisa “per l’impegno, molto di più”.

Gabriele Gravina, classe 1953, è originario della provincia di Taranto. Nel mondo del calcio si è fatto conoscere con il miracolo Castel di Sangro, squadra della quale è stato Presidente dal 1984 al 1996 e che ha portato fino in Serie B.
Membro della Commissione UEFA per Assistenza Tecnica e Amministrativa, è poi diventato Capo Delegazione della Nazionale Under 21, che ha guidato agli Europei 2004, 2007 e 2009 e alle Olimpiadi 2004 e 2008.
Presidente della Lega Calcio di Serie C nel 2015, era stato confermato nell’incarico nel 2016, ma si è dimesso per candidarsi alla Presidenza FIGC.
Gestisce con i figli Francesco e Leonardo un gruppo che “progetta, realizza e sviluppa opere inerenti gli apparati e i sistemi di telecomunicazione in tutte le loro fasi, dall’acquisizione di siti e permessi fino all’esecuzione delle opere civili ed impiantistiche”.

Secondo il neo Presidente, il calcio “non ha più tempo” ma, allo stesso modo, “ha la possibilità di tornare grande”.

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