Dammi Cinque! Chiunque faccia sport conosce molto bene il gesto dell’High Five. Si tratta di un modo così comune di celebrare un successo che è difficile pensare che abbia un’origine precisa. Invece ESPN, con un corto di 10 minuti che si può vedere su YouTube, chiarisce tutto.

Era l’ultimo giorno del campionato di baseball 1977 per la National League (una delle 2 leghe conosciute come Major Leagues) negli Stati Uniti. Dusty Baker (nella foto di copertina) aveva battuto il suo trentesimo fuoricampo stagionale per i Los Angeles Dodgers (per la cronaca, contro gli Astros di Houston, gli attuali campioni in carica dopo aver vinto la finale, o World Series, proprio contro i Dodgers). Era la prima volta nella storia che una squadra aveva in rosa 4 giocatori con 30 o più fuoricampo (oltre a Baker, Ron Cey, Steve Garvey e Reggie Smith).

Così i Dodgers hanno celebrato i 40 anni della ricorrenza

Quando Baker si è avvicinato alla panchina (nel gergo del baseball il dug out), si è trovato di fronte una delle riserve.
“Ho visto che aveva la mano in alto e che stava arcuando il braccio” ha detto Baker, oggi un allenatore di primo piano “Così mi sono allungato e ho dato uno schiaffo al palmo della sua mano. Mi era sembrata una cosa naturale”.

Quella riserva si chiamava Glenn Burke e, gesto naturale o no, lui e Baker avevano inventato qualcosa che diventerà un vero e proprio totem nello sport. Non si dovrà comunque a loro la definizione di High Five.
Nella stagione 1978-’79, a un allenamento di basket dei Cardinals dell’Università di Louisville, i giocatori Derek Smith e Wiley Brown coniarono l’espressione High Five. Intendevano dire che, per uomini alti come loro, questo nuovo modo di complimentarsi era più naturale rispetto al gesto celebrativo più comune allora. I Cardinals usavano il nuovo gesto così tanto che il telecronista delle loro partite Al Mc Guire arrivò nel 1980 a nominarlo stretta di mano High Five.

Glenn Burke aveva esordito nei Dodgers nel 1976 e aveva giocato 25 partite. Nel 1977 giocò 83 partite (poco più della metà del totale) in prima squadra (Major League, appunto) e 47 ad Albuquerque, una squadra minore della stessa organizzazione che militava nel campionato di ranking AAA. Dopo 16 presenze nella stagione 1978 venne ceduto agli Oakland A’S, con cui concluse la sua carriera di giocatore di Grande Lega nel 1979.
Fu il primo, e che si sappia l’unico, giocatore di Major League a dichiarare di essere omosessuale. La sua dichiarazione di coming out (1978) fu memorabile: “Dicono che le checche non possono giocare a baseball. Beh, io sono arrivato in Major League e quindi da oggi non si può più dire”.

Glenn Burke in azione per i Los Angeles Dodgers

Ritiratosi dallo sport agonistico, Burke si stabilì al Castro District di San Francisco e impose il gesto dell’High Five come simbolo di identificazione e orgoglio.
Nel 1994 Burke dichiarerà alla rivista People che il suo obiettivo come giocatore era smentire uno stereotipo: “Direi che ci sono riuscito”.

Glenn Burke è morto per le conseguenze dell’AIDS nel 1995. Non aveva ancora 43 anni.

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