christian daghio (1969-2018)

Christian Daghio è partito dalla provincia di Modena (è nato a Carpi, cresciuto a Sant’Antonio in Mercadello) per diventare una leggenda della boxe tailandese. A Bangkok ha trovato la morte dopo l’ennesimo combattimento. Colpito e atterrato dall’avversario Don Parueang, si è rialzato. Colpito nuovamente, è caduto, ha perso i sensi e non ha più ripreso conoscenza. Dopo diversi giorni di coma, è morto all’ospedale.
Sul sito della Gazzetta dello Sport è disponibile un video del tragico KO.

La famiglia ha accettato serenamente la fine di Christian. Ha detto il fratello maggiore Fabrizio: “Christian è morto come ha vissuto, combattendo”.
Il combattimento è stato in effetti leale e perfettamente regolare.

Christian Daghio (classe 1969) aveva quasi 50 anni e 186 combattimenti di Muay Thai (la boxe tailandese, appunto) alle spalle. Aveva conquistato 7 titoli mondiali, l’ultimo nel 2016.
Il combattimento che gli è costato la vita era però di boxe tradizionale, categoria supermedi, disciplina per la quale aveva avuto una vocazione tardiva. Aveva debuttato nel 2010 e fino al tragico incontro del 26 ottobre non aveva mai perso. Aveva ripreso con la boxe dal giugno del 2017.

Dopo essere stato il primo pugile italiano a esibirsi nel Paese, Christian Daghio aveva deciso di vivere stabilmente in Tailandia dal 1996. Era sposato e aveva una figlia piccola, si legge su una scarna biografia pubblicata da Wikipedia. Amava il suo Paese adottivo a tal punto che nel 2005, dopo lo Tsunami, si batteva in diretta TV a Bangkok al fine di raccogliere fondi da dare in beneficienza.

Christian viveva l’insegnamento delle arti marziali come una missione. Nel 2006 aveva aperto a Pattaya, città balneare sulla cost nord orientale della Tailandia, una scuola chiamata Kombat Village.

Viene descritto come una persona estremamente pacifica. Il suo slogan era: “Bisogna imparare a diventare duri, quando c’è bisogno di battersi”.
In una intervista a Repubblica aveva detto: “Quando si combatte, non bisogna odiare l’avversario. La difesa è spesso nella mente, che deve essere pronta ad attaccare, se è il caso. Il fisico va rinforzato. Lo si può fare con lo yoga o con il confronto fisico”.

La boxe tailandese deriva dalla Mae Mai Muay Thai, un’antica tecnica di lotta tailandese. Viene definita l’arte delle otto armi perché consente di utilizzare combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate. Nella sostanza: si può far contatto con l’avversario con 8 parti del corpo, anziché 4 come nella kick boxing o 2 come nel pugilato tradizionale.

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