Vincere era tutto alle Olimpiadi Antiche. Barare non era tollerato

Le Olimpiadi antiche non avevano niente a che fare con il motto l’importante è partecipare. I Giochi nell’Antica Grecia avevano un significato profondo e perdere gareggiando bene non dava diritto a onori. Per vincere era concesso quasi tutto e anche la violenza era tollerata. Ma non era in nessun modo tollerato barare.

Per partecipare alle Olimpiadi era necessario dimostrare di non aver commesso delitti. Chi, ammesso a partecipare, commetteva infrazioni durante i Giochi veniva invece severamente punito.
Ad esempio, nelle gare d’atletica la falsa partenza era considerata come un tentativo di barare ed era punita sul posto. La sanzione era nientemeno che la fustigazione.

Cosa costava barare

Barare costa una punizione singolare se la condotta fraudolenta venica accertata dopo i Giochi. Al colpevole veniva comminata una pesante multa e con il ricavato si finanziava una statua bronzea dedicata a Zeus. Gli atleti puniti dovevano essere parecchi, visto che le statue ornavano tutta la strada che portava allo stadio di Olimpia. Le statue portavano rigorosamente il nome dell’atleta colpevole.

I fondi per una statua di Zeus erano la punizione per gli atleti sorpresi a barare alle Olimpiadi antiche
Una statua bronzea di Zeus

Molti ritengono che il professionismo, introdotto dai Romani attorno al 65 dopo Cristo, sia stato una delle cause di decadenza delle Olimpiadi. Magari non formalmente, ma gli atleti sono sempre stati professionisti. Per partecipare ai Giochi era infatti necessario allenarsi per gli 11 mesi precedenti le Olimpiadi. Durante l’untimo mese gli atleti dovevano inoltre risiedere ad Olimpia.

Le donne, con l’eccezione della sacerdetessa di Demetra, non potevano nemmeno assistere alle Olimpiadi. Alle atlete erano riservate le gare di corsa dette Heraia, che si svolgevano tra un’Olimpiade e l’altra.

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