serena williams protesta con carlos gomez

Serena Williams continua a far parlare di sè. Questa volta non è il suo abbigliamento a far discutere. Bensì l’esplosione d’ira nei confronti del giudice di sedia Carlos Ramos durante la finale dello US Open.

Tutto è iniziato perché il giudice ha inflitto un warning (avvertimento) a Williams. Il suo allenatore Patrick Mouratoglou le ha dato indicazioni dalle tribune. Serena ha contestato la decisione: “Mi ha fatto segno col pollice alzato, questo sarebbe coaching?”.
La Williams, per altro sommersa dai buuuu del pubblico, ha poi distrutto una racchetta e ricevuto un secondo warning.
A quel punto ha letteralmente sbroccato. Si è rivolta all’arbitro apostrofandolo come thief (ladro) e questo le è costato un penalty (direi abbastanza meritato) per verbal abuse.

Ramos, nato nel 1971 a Lisbona, è uno dei giudici ad aver ottenuto il certificato Gold, il massimo livello raggiungibile nell’International Tennis Federation. In carriera ha arbitrato le finali di tutti i più importanti tornei del Grande Slam.

Cerchiamo di essere chiari: Ramos non ha sbagliato nulla.
Stando a Mouratoglu, per la verità, una cosa l’ha sbagliata: non ha rilevato la stessa infrazione da parte dell’allenatore di Naomi Osaka, l’avversaria di WIlliams nella finale.
Se la contestazione è questa, viene certamente meno l’accusa di sessismo.

La stessa, supportata dall’ex campionessa e attualmente imprenditrice Billie Jean King (la prima donna a giocare contro un uomo, Bobby Riggs, e batterlo (Riggs all’epoca aveva per altro 55 anni, contro i  30 della King); accadde nel 1973 ed è soggetto del film La battaglia dei sessi), nasce dalle parole della stessa Serena. Che prima ha detto all’arbitro che con un uomo non si sarebbe comportato così. Poi ha chiesto le scuse. Quindi si è persa in una farneticazione sul fatto che è da poco diventata mamma.

Quello della Williams non è stato un delirio sui livelli di Buffon e dell’arbitro “insensibile” e con “un bidone di spazzatura al posto del cuore”. Ma siamo lì.

Al di là delle paginate di giornali e di post sui social, l’unica cosa che questa vicenda insegna è che non si può dar del ladro all’arbitro. Nemmeno se si è ricchi e famosi e si è vinto tanto. Se l’arbitro sbaglia, ci saranno i suoi organi tecnici a giudicarlo.

Naomi Osaka (classe 1997, quindi di 14 anni più giovane di Serena) ha vinto comunque senza discussione: 6-2, 6-4. E diventa la prima giapponese a imporsi in un torneo del Grande Slam. Questa è la notizia che ci fa più piacere riportare.

Una postilla ad onore del vero: Serena Williams ha molto ridimensionato il suo attacco d’ira durante i festeggiamenti per il titolo di Osaka. Sembra giusto riconoscerglielo

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