Con gli stadi vuoti, il modello della Premier League inglese diventa insostenibile

Il calcio europeo ha per ora reagito al COVID-19 completando l’attività di 4 dei 5 principali campionati (Premier League d’Inghilterra, Liga di Spagna, BundesLiga in Germania e Serie A in Italia) a porte chiuse. L’unico campionato che non ha ripreso l’attività è la Ligue 1 di Francia.

Oggi però appare evidente come questo modello non sia facilmente sostenibile. Per spiegarci, prendiamo i conti della Premier League inglese, il campionato più ricco.

Premier League: i conti non tornano

Stando a un articolo a firma di Murad Ahmed sul Financial Times, la somma delle perdite per le 20 squadre iscritte alla Premier League sarà superiore al mezzo miliardo di sterline, poco più di 550 milioni di euro.

La stima è stata condotta ipotizzando che il pubblico venga riammesso, seppure con limitazioni alla capienza degli stadi, a partire dal mese di ottobre.

Spiega bene la dimensione del problema Paul Barber, il CEO del Brighton: “Il nostro modello di business si basa su stadi riempiti almeno al 98% della capienza. Se stiamo sotto quella percentuale, sarà per tutti una sfida”.

La Premier League non ha voluto commentare le voci che vedono la massima capienza concessa nell’ordine del 25% dei posti. Il CEO Richard Masters si è limitato a dire: “La sicurezza resta una priorità, ma detto questo vogliamo operare alla massima capienza il più presto possibile”.

A rendere la situazione ancora più difficile c’è il fatto che sui 20 club pesa una stagione 2019-2020 che ha portato a una perdita totale di 850 milioni di sterline negli introiti dal botteghino. I club gabbi perso altri 300 milioni a causa degli sconti concessi ai detentori dei diritti televisivi. Inoltre, la Premier League ha rescisso il contratto da 700 milioni di sterline con Suning per i diritti sul territorio della Cina.

Cosa dicono i tifosi?

L’ultima grana per la Premier League è la posizione dell’Associazione dei Tifosi, che chiede che a stadi chiusi tutte le partite siano trasmesse in televisione. Il che cozzerebbe con la politica fin qui mantenuta dalla Lega.

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