Allbirds

La scarpa del futuro potrebbe essere in lana. Lo pensa Allbirds, un’azienda neozelandese che propone sul mercato scarpe, anche da corsa, in lana da qualche anno. Per la precisione: una parte superiore (o tomaia) in lana merino, una suola in materiale proprietario che garantisce massimo comfort e un rivestimento interno della suola in lana merino e olio di ricino. I lacci e le scatole che contengono le scarpe sono fatti interamente in materiale riciclabile.

A capo di Allbirds c’è Tim Brown. Classe 1981, Brown è un ex calciatore professionista, centrocampista di ruolo. La sua carriera è iniziata negli Stati Uniti (Università di Cincinnati, poi nella seconda divisione USL, United Soccer Leagues) e ha dato il meglio nella A-League australiana. Prima ha giocato per i Melbourne Victory, poi è passato ai neozelandesi Wellington Phoenix. Vanta 24 presenze con la Nazionale della Nuova Zelanda. Era anche in rosa al Mondiale 2010 in Sudafrica, quando la Nuova Zelanda pareggiò con l’Italia. Che iniziò da Campione del Mondo, poi venne eliminata al primo turno. A causa di un infortunio alla spalla, Brown non giocò nessuna partita.

L’idea per le scarpe in lana gli venne dopo il ritiro. Ormai trentenne, frequentava la Scuola di Management della Northwestern University di Chicago, USA da laureato della prestigiosa London School of Economics. Il suo insegnante era Carter Cast, ex Direttore Generale della catena di grandi magazzini Walmart e autore di un fortunatissimo libro dal titolo The right (and wrong) stuff, nel quale si occupa di cosa rende una carriera un successo. E di cosa può rovinarla.

Cast prese in esame il progetto per una scarpa in lana del suo studente dall’accento non usuale. Poi lo chiamò da parte.
“Mi disse che non riteneva che la mia fosse una buona idea, ma anche che si rendeva conto del fatto che avrei fatto di tutto per farla funzionare” ha raccontato Brown al Financial Times.

Cast suggerì a Tim di realizzare dei prototipi e di venderli. Cosa che Tim Brown fece sul serio. Realizzò 1.000 paia di scarpe e le vendette tutte in appena 4 giorni attraverso Kickstarter, realizzando 120.000 sterline (poco più di 137.000 euro).

Brown decise di non intascare il pur lauto guadagno. Anzi: investì la cifra integralmente nello sviluppo del prodotto. A quel punto aveva anche un partner: Joey Zwillinger, un laureato in Ingegneria a Berkeley e un ricercatore esperto in materiali riciclabili.
L’avventura di Allbirds è iniziata nella casa della madre di Zwillinger a San Francisco. Nell’agosto del 2015 era una piccola azienda con 4 dipendenti che importava la lana dalla Nuova Zelanda, la lavorava in un istuto tessile in Italia e costruiva le scarpe in Corea.

Se Allbirds sarà la scarpa del futuro, ancora non lo sappiamo. Ma quel che è certo è che sta vivendo un discreto presente. Diventata oggetto di culto a San Francisco, ha iniziato a vendere bene a New York. Oggi esiste un punto vendita anche a Covent Garden a Londra.

L’azienda, in utile dal 2016 (anche se le cifre non sono pubbliche), ha superato il milione di unità vendute, i dipendenti negli USA sono 140 e dietro Brown e Zwillinger ci sono importanti venture capitals. E il lancio di una seconda famiglia di prodotti è prossimo.

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