Alex Schwazer in lacrime

Alex Schwazer ha una bambina di 2 anni, Ida, che ama descrivere “testarda come il papà”. L’ha avuta da Kathi, la compagna che conta di sposare entro l’estate. Le foto della famigliola sono state pubblicate in esclusiva da Oggi.

La carriera di atleta del Campione di Pechino 2008 nella 50 chilometri di marcia va ritenuta conclusa. Schwazer ha oggi 34 anni e la sua squalifica per doping scade nel 2024. Per questo ha iniziato un’attività come personal trainer.

Attraverso un sito ovviamente bilingue, Tedesco e Italiano, Alex (che si definisce “un ex atleta”) si presenta così: “Con l’esperienza di oltre 70.000 chilometri di marcia e di centinaia di ore di corsa e in bici nelle gambe, spero di esservi utile per raggiungere il vostro personale obiettivo…”.

Pur avendo detto addio all’agonismo, Schwazer non ha comunque rinunciato alla battaglia per essere riabilitato. C’è in corso un’indagine della Procura di Bolzano, tesa a dimostrare che il campione di urine, costato ad Alex la seconda squalifica per doping, è stato manipolato.

“La concentrazione del mio DNA nella provetta è altissima” ha raccontato Schwazer alla Gazzetta dello Sport. “Il DNA delle persone testate la scorsa estate ha subito un degrado importante in questi mesi. La concentrazione è scesa, come è naturale che sia. E invece il mio DNA dopo 2 anni è risultato altissimo e integro”.

Alex non usa mezzi termini, quando parla di complotto nei suoi confronti: “Mi ero dopato, avevo confessato, ma proprio perché era un ritorno pulito al 100% avevo raccontato tutta la verità, facendo nomi e cognomi di chi sapeva e mi aveva coperto”.

I nomi e i cognomi erano quelli di Pierluigi Fiorella e Giuseppe Fischetto, il medici della Federazione di Atletica Leggera (FIDAL). Al processo di primo grado sono stati condannati per favoreggiamento nell’utilizzo di sostanze dopanti: 2 anni di reclusione, più 2 anni di interdizione temporanea dall’esercizio della professione medica e l’interdizione perpetua da uffici del CONI e di ogni Federazione, società o associazione, italiana o internazionale.
La pena è superiore alla richiesta del Procuratore Giancarlo Bramante.

Alla Gazzetta dello Sport Schwazer ha anche confidato perché ha fatto la scelta di doparsi nel 2011 e 2012: “Ero sull’orlo di una crisi di nervi. Sapevo che i russi si dopavano, volevo battermi ad armi pari”.

Il ricordo della vittoria Olimpica di Schwazer

 

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