Alessandro Cresti

La bici come seconda terapia: è la scelta che ha fatto Alessandro Cresti, classe 1990, dopo che nel 2015 gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla.

Secondo Cresti, tutti gli sport possono fungere da “medicina”.
Lui è passato al ciclismo per la paura di “bloccarsi”: “L’ho fatto per scaricare la testa. Mi ha aiutato tanto il fatto di essere solo: quello che provi lo senti solamente tu”.

“Nel 2018 ho pedalato per 11.000 chilometri e nessuno si è accorto della mia malattia” ha detto Alessandro Cresti alla Gazzetta dello Sport.
A inizio 2019 ha però deciso di rendere pubblica la sua condizione perché “avrebbe potuto dare forza” ad altri malati.

Cresti è entrato in contatto con il progetto Obiettivo 3 di Alex Zanardi, che punta a diffondere la pratica sportiva tra i disabili.
“La categoria vera e propria per i malati di sclerosi non c’è” commenta Cresti “Sono stato messo con i C5, atleti che hanno la funzionalità delle gambe, mentre io ho un deficit di forza sulla parte sinistra: lo svantaggio è evidente. Spero e sono fiducioso che faranno chiarezza”.

Nel frattempo Alessandro si misura anche con i cicloamatori normodotati. A marzo ha partecipato alla Gran Fondo del Castello di Monteriggioni, una gara della Coppa Toscana di mountain bike. Ha completato i 53 chilometri in poco più di 2 ore e 55 minuti, a una media attorno ai 18 chilometri all’ora. Si è piazzato al posto numero 320 su 982 partecipanti.

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