tartan

Tra i tanti motivi per celebrare i 50 anni dalle Olimpiadi di Città del Messico c’è anche il fatto che quei Giochi segnarono l’introduzione del tartan. La superficie sintetica, a base di poliuretano, cambiò il mondo dell’atletica per sempre.

Il tartan viene da un brevetto 3M, sviluppato grazie alla collaborazione con l’ex campione di getto del peso Bill Nieder. La 3M ingaggiò per l’occasione niente meno che Jesse Owens. L’eroe di Berlino 1936 si mise in contatto con Bert Bonanno, un tecnico statunitense ingaggiato dal Comitato Olimpico del Messico per preparare la squadra di atletica.

Quella che venne usata alle Olimpiadi del 1968 era la seconda generazione delle superfici in tartan. La prima non superò mai la fase di test, visto che prevedeva l’utilizzo del mercurio come catalizzatore.

In generale, il tartan ha cambiato la storia dell’atletica, visto che consente di allenarsi in qualsiasi periodo dell’anno. Con l’introduzione di questo materiale si superò il problema delle piste ghiacciate. Non è ovviamente da sottovalutare il vantaggio meccanico che ha fornito agli atleti.

E per chiudere, ci affidiamo a un ricordo romantico. Roberto Frinolli, che in Messico gareggiò nella finale dei 400 ostacoli, ha ricordato sul sito internet della Gazzetta dello Sport: “Appena provammo la nuova superfice, la sensazione fu quella di volare“.

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